fonti

 

 - clavis -   

 

 Προκρούστης / Procrùstes

 

 
   

Nel mito greco, "Procruste" è il soprannome dato al brigante Damaste o Polipemone (1)  che viveva sulla strada fra Megara ed Atene, a Hermos vicino al fiume Cefiso (2). Il soprannome è un composto di προ- e del verbo κρούω, "battere, percuotere" e significa "colui che percuote", con riferimento alla tortura che imponeva alle sue vittime e che rese il suo nome  proverbiale. Robert Graves racconta infatti :" ... viveva ai margini della strada, e aveva in casa due letti, uno grande ed uno piccolo. Accolti i viandanti, faceva sdraiare quelli di piccola statura sul letto grande, e poi ne slogava le membra per adattarle alle proporzioni del giaciglio, mentre sistemava quelli alti nel letto piccolo, amputando poi le gambe che sporgevano dal letto stess. Taluni dicono invece che si servisse di un solo letto, allungando o accordiando gli ospiti a seconda del caso." (3). Procruste cadrà vittima di Teseo che ritorcerà contro il brigante la sua stessa tortura, una scena spesso celebrata nella pittura vascolare attica di V sec. a.C. nel più ampio ciclo delle fatiche dell'eroe ateniese. 

Secoli dopo il mito di Procruste ricompare seppure sotto altra veste, nel trattato ebraico di argomento giuridico-allegorico Sanhedrin (4) che, raccontando del comportamento delittuoso degli abitanti di Sodoma, fa riferimento alla pratica di usare due letti per accorciare o allungare i malcapitati viaggiatori.

Oggi, il "Letto di Procuste" è così diventato un simbolo di conformità e uniformità ed è un'immagine utilizzata per descrivere qualsiasi tentativo di ridurre gli uomini a un unico modello, un modo di pensare o di agire.

 

1. Bacchyl. 18, 27-30, che lo chiama anche Prokòptas; Diod. Sic. 4, 59, 5; Apollod. Epit. 1, 4

2Plut. v. Thes. 11, 1; Pausan. 1, 38, 5-6

3. Robert GravesI Miti Greci, 96k, Longanesi 1983

4. Sanhedrin, 109b 

   
 
British Museum - Kylix attica a figure rosse, 440-430 a.C. - Cat. E 84